mercoledì, novembre 05, 2008

The End.

E’ da un anno che seguo questa campagna, adesso mi trovo alle 6 del mattino dopo ore di televisione a scrivere quello che per me ne è l’ atto finale. E’ andata male, per quello che avrei voluto. Mi dispiace per John McCain, per il suo sogno di diventare Presidente della nazione di cui è innamorato, che ha servito per tanti anni, anche con sofferenze. Mi dispiace per l’ America che non ha saputo riconoscere il suo valore in tempi in cui sarebbe stato molto utile, non ha saputo capire un uomo che l’ avrebbe servita fino in fondo. Mi dispiace per Sarah Palin, una principiante promettente, che adesso probabilmente verrà macinata nel gioco della politica. Mi dispiace per un sacco di cose, porca paletta.


E’ la democrazia, o ciò che vi arriva più vicino. Dopo otto anni della presidenza più impopolare che si possa ricordare ( sulla quale solo la Storia potrà essere un giudice affidabile ) una vittoria dello stesso partito, seppur con un uomo completamente diverso da George W Bush, sarebbe stata epica. Aggiungiamo che nell’ attimo in cui per McCain vi era speranza una crisi economica gigantesca gli ha tagliato le gambe, favorendo i democratici, che il gioco sporco di Obama sui finanziamenti gli ha fatto trovare 600 milioni di dollari di fondi, contro i pochi spiccioli del finanziamento pubblico del repbblicano, che i media sono stati vergognosamente di parte appoggiando il “loro” Obama fin dall’ inizio, senza i quali la corsa del senatore nero si sarebbe fermata allo scontro con l’ altro gigante, la Clinton. Il repubblicano ha raggiunto un grande risultato finendo a meno 5 % , in una  elezione che avrebbe dovuto essere una cascata di voti per il suo rivale, a quanto dicevano gli "esperti".  Aggiungiamo che McCain non sa fare campagna, non è bravo sul palco durante il comizio, non sa muovere le masse, non è neanche in gamba con la macchina della politica. Di base, non sa mentire. John McCain è stato un pessimo candidato. Ma sarebbe stato un grande Presidente, un uomo forte nell’ animo, umile, moderato, esperto, innamorato della sua nazione.


E adesso? Amando l’ America più di quanto ami i repubblicani, più di quanto ami McCain, spero che Obama mi sorprenda. Che i dubbi che avevo per il fatto che è un uomo molto di sinistra, che girava con gente poco raccomandabile, che più volte ha detto una cosa e ne ha fatta un’ altra, che in fin dei conti non ha mai fatto niente per dar prova di poter essere un buon Presidente siano infondati. Spero che si riveli capace di mantenere alto il vessillo di libertà che questo paese rappresenta in tutto il mondo, di contrastare i nemici della nostra civiltà, di risanare l’ economia senza spennare gli americani come un Padoa Schioppa dal Kenya. Che il suo “cambiamento” non stravolga gli ideali e i valori che hanno reso gli Stati Uniti la più grande nazione libera al mondo. Spero che l’ elezione di un nero risani la spaccatura che si è creata nella popolazione americana e che anche questo Barack Obama sia un buon Presidente.




Ad ogni modo McCain per me una differenza l’ ha fatta. E’ stato l’ unico politico nel quale, nella mia breve attività di osservatore, mi sia potuto ritrovare. Che senza parole altisonanti mi abbia ispirato, e non lo scorderò. Il suo adesivo resterà incollato qui di fianco al mio schermo.


“Nothing brings greater happiness in life, than to serve a cause greater than yourself”


Grazie John. Un soldato non cede mai senza una bella lotta.


sabato, ottobre 18, 2008

Può John ancora vincere?

Molti dal campo di Obama cantano già vittoria. Tutto è a suo favore, la crisi economica ha distrutto il vantaggio che McCain aveva su di lui, è stata sfruttata bene dai democratici che tuttavia ne sono responsabili quanto i loro avversari. Il mondo liberal, i media, gli europei, Fidel Castro e tanti altri sono pronti a festeggiare il suo trionfo, quando il mondo verrà aggiustato e l' America diventerà una vera democrazia, un felice stato assistenziale che pensa al posto dei suoi cittadini.


Il punto è: malgrado la situazione sfavorevole, il fuoco di sbarramento di televisione e giornali per proteggere il fighetto dell' Illinois, i sondaggi che lo danno a +7 è possibile ancora per J0hn Sydney McCain vincere le elezioni entro il 4 Novembre?
E' possibile, ma è difficile. Ci sono alcune variabili che potrebbero aiutare.
Primo: l' economia si stabilizza, la paura passa. Sembra difficile, ma si può sperare in una diminuzione dell' attenzione sull' argomento. Oppure una situazione nella quale il repubblicano venga considerato un buon leader nella crisi.
Secondo: per qualche motivo, l' attenzione si sposta sulla sicurezza nazionale. La Russia potrebbe fare un' altra mossa azzardata, oppure Israele potrebbe fare il suo attacco agli stabilimenti nucleari iraniani, cosa non impossibile. In questo campo vincerebbe il senatore arizoniano.
Terzo: qualcosa di ancora più torbido esce dal passato di Obama. L' amicizia con il bombarolo Ayers, i venti anni al fianco del pastore razzista Wright, l' affiliazione al corrotto Rezko, il finanziamento della organizzazione ACORN che stava mettendo su la più grande frode elettorale degli ultimi decenni in America non hanno scalfito molto, ma nel lungo termine potrebbero influenzare, oppure qualcosa che smascheri Obama per quello che è, ovvero un liberal molto di sinistra anche per la mentalità europea ( ha parlato qualche giorno fa di ridistribuzione della ricchezza, abbandonata anche da Veltroni. Quanto vorrei dire agli americani che neanche in Europa va più questa moda ), non un democratico moderato.
Quarto: la campagna di McCain in qualche modo si movimenta, guadagnando spazio sui media che ormai pensano la vittoria del loro candidato un fatto appurato. E' ironico pensare che se avesse scelto al posto della controversa Palin il più normale Romney, espertissimo in finanza, John adesso navigherebbe in acque migliori. Ma una maggiore attività del suo campo, un uso migliore del tempo loro concesso in televisione per esprimere meglio i programmi e colpire l' avversario potrebbe lentamente scavare dei punti nel castello di Obama, dove tutti ormai brindano già in anticipo, molti sono già ubriachi. In più è probabile che andando fino al 4 la gara si riavvicini per le normali dinamiche elettorali ed il fatto che i grossi vantaggi normalmente tendono a ridimensionarsi. Non bisogna darla persa, c' è ancora molta strada, molto in salita.

Un' ultimo appunto. Qualcuno ha detto che la maggiore speranza dei repubblicani sia un colpo di scena di al Qaeda: un attentato, oppure anche una cassetta che parli delle elezioni, per spostare voti. Da sostenitore di McCain spero che non siano i terroristi a modificare la corsa, anche se lo facessero vincere. Mi sembra poi strano che gli estremisti islamici siano così stupidi da dare una mano ai repubblicani. Non perchè Obama sia un terrorista o un islamico, ma perchè è chiaro che con lui la guerra al terrore sarebbe molto più dolce.

domenica, settembre 28, 2008

Il primo dibattito: la mia cronaca confusionaria

Questi sono appunti presi d' istinto mentre vedevo il dibattito, che ho cercato di seguire con imparzialità buttando giù le mie impressioni. Spero che possa essere utile per chi se l' è perso.



Dibattito presidenziale, 26 Settembre 2008


Prima domanda: come si esce dalla crisi? Obama sottolinea l’ importanza del piano. Anche McCain lo fa. Obama attacca, voi repubblicani avete lasciato il mercato troppo libero in questi otto anni. Mccain rincara dicendo che il potere ha cambiato i repubblicani, non il contrario. Quali sono le differenze fra voi due? McCain prima delinea la sua linea di forte leadership per uscire dalla crisi, poi sottolinea la sua battaglia contro la spesa incontrollata del governo, gli earmarks, accusando obama di averne fatti per 932 milioni di dollari. O accusa M di tagliare le tasse a ricchi e grandi aziende, M di volere introdurre altre spese. Discussione sulle tasse, ancora. O sembra più sicuro di prima, M parla poco ma chiaro. O attacca molto sulla questione delle tasse, M sbotta e contrattacca dicendo che O non fa quello che dice. M è un po’ off target, non ribatte sugli argomenti. Mi sa che questa va ad O: è stato più sugli argomenti, M ha cercato di dimostrare che lui non è affidabile.

Cosa lascereste da parte per finanziare il bailout plan? O dice un sacco di cose, parla così tanto che gli dici ok ti voto ma stai zitto. M continua sul suo punto: reduce spending. Mettere sotto controllo le spese pazze del governo, anche quelle sulla difesa.

Notare: M punta su quello che ha fatto nella sua carriera, O su quello che vuole fare. A buon intenditor.

Il moderatore è in gamba, dice che effettivamente nessuno dei due ha grandi soluzioni per far fronte ai soldi del bailout. M propone di congelare gli aumenti delle spese, O all’ inizio ondeggia poi dice che si può fare ma non per tutto, quello che ha detto M.

Il dibattito continua fino al colpo che ci aspettavamo da O, ovvero che M ha votato il 90% delle volte con Bush che ci ha portati in questa situazione. M ribatte, meno male, che lui non sta simpatico a tutti come O e non è un grande amico di Bush dopo avergli rotto le scatole varie volte.

Si passa all’ Iraq. M parla del suo supporto per il surge, si trova a suo agio. Naturalmente O non parla del surge sul quale ha sbagliato ma torna alla sua decisione di non fare guerra all’ Iraq, dice che la guerra è stata uno spreco e lui l’ aveva detto mentre M stava con Bush, che al Qaeda è più forte di prima adesso.

M ribadisce: il prossimo presidente non dovrà pensare a perché siamo in Iraq ma come uscirne, quando e cosa lasciarsi dietro; O sul surge ha sbagliato tutto. O qui sbaglia e praticamente dice su queste cose rivolgersi al mio vice che ha molta più esperienza di me.

O accusa M di essersi sbagliato all’ inizio. M prende l’ occasione “ Senator Obama doesn’ t seem to know the difference between strategy and tactic” per sottolineare che di queste cose non capisce niente. Incrociano le spade per un po’, sembra che McCain abbia vinto questo turno, anche se ancora non è del tutto on target.

Afghanistan. Comincia O, secondo il quale servono più truppe prese dall’ Iraq per sistemare la situazione. Per M non è una questione di truppe, ma di strategia, di collaborazione con il Pakistan, sul quale accusa O di essere stato imprudente a dire che lo attaccherebbe. O non se la lascia sfuggire e dice che M è stato più volte imprudente anche quando cantava Bomb Iran od invocava un attacco alla corea Nord.

M sfodera l’ arma migliore, racconta le sue posizioni dal 1983 ad oggi su varie guerre, facendo capire che uno come lui non è un guerrafondaio, ma uno che vuole vincere le guerre che meritano, mentre O non può parlare di queste cose perché non ne ha esperienza. Infatti O ripete le cose di prima, su questo non riesce a ribattere. Nel frattempo siparietto sui braccialetti che portano i candidati, dati dalle madri di soldati morti recentemente: quella di M gli ha chiesto che la sua morte abbia un senso, che non permetta di essere sconfitti, quella di O che nessun altro soldato muoia invano.

Qui c’ è un punto per M, infatti dopo che O ripete ancora l’ importanza dell’ Afghanistan sull’ Iraq John dice “dopo tanto che ne hai parlato, ci si aspetterebbe che tu ci fossi andato una volta” infatti O ci ha fatto un salto solo ultimamente per la campagna, mai prima.

Anche questo punto decisamente a McCain, qui l’ esperienza e la conoscenza della materia si vede oltre ad una certa risolutezza, mentre O si difende ma va avanti per nozioni teorico accademiche, evidentemente non provate sul campo.

Iran. Parte M molto deciso. Nessun nuovo Olocausto, l’ Iran è una minaccia da prendere con tutta la serietà. Lancia poi una idea appassionante, la Lega delle Democrazie, un organismo internazionale composto dai paesi liberi del mondo che si sostituisca all’ inutile Onu, che aiuterebbe anche in questo caso. O dice grossomodo le stesse cose, aggiungendo che con i dittatori bisognerebbe parlare. M lo combatte su questo, accusandolo di voler parlare con Ahmadinejad ( il cui nome per tre volte non riesce a pronunciare, con uno strano risultato ). Obama riesce a difendersi questa volta, comincia una discussione su questo argomento importante ma non centrale.

Anche questa va a McCain, ma stavolta le differenze fra i due sono minori.

Russia. Dicono grossomodo le stesse cose, McCain con più convinzione, che la Russia sbaglia e si dovrebbe mettere Georgia ed Ucraina sotto l’ ombrello NATO. Bene.

Sicurezza nazionale e terrorismo: M dice che siamo più sicuri di una volta, ma non ancora del tutto, c’ è ancora molto da fare. Obama concorda, dicendo che però bisogna rivalutare l’ immagine del Paese.

Considerazioni finali. M sottolinea la sua esperienza e le sue capacità per essere comandante in capo, mentre O mancandone dovrebbe fare qualche anno di tirocinio alla casa bianca prima di funzionare. I suoi punti principali sono prosperità, riforma e pace.

Obama racconta la storia di suo padre, che voleva andare in America perché sapeva che lì ce la puoi fare, e dice che adesso sono pochi nel mondo che la pensano così. Lui vuole sistemare questa cosa.

Considerazioni mie.

Con tutta l’ imparzialità che riesco a raccogliere, penso che come previsto il dibattito vada a McCain. Nella prima parte, però, è stato Obama a tenere campo sull’ economia, dove è sembrato più capace di parlare delle cose giuste, mentre l’ altro si è attaccato troppo a questioni come ridurre la spesa senza spaziare di più. Quando si è arrivati alla politica estera il vero Mccain è uscito ed ha sfoderato tutta la sua esperienza ed abilità, parlando con disinvoltura e calma, tanto che Obama poteva solo giocare di difesa ripetendo le sue posizioni teoriche. Ci sono stati attacchi da entrambe le parti, forse è stato il repubblicano a sparare di più, a volte però non centrando.

Quanto ad atteggiamento, il democratico è chiaramente più scenografico, più grande e con una voce potente, anche se il suo parlare altisonante non mi convince, non sembra cristallino. Il suo stile di oratore ha traballato risentendo dell’ insicurezza su alcuni argomenti, si vedeva. E’ uscito un po’ ferito dallo scontro sulla politica estera, ma più volte ha ribattuto con destrezza.

McCain è un uomo calmissimo, forse troppo poco aggressivo finchè non si è arrivati all’ Iraq, però evidentemente sicuro delle sue posizioni. Quando è ispirato, non lo è stato tutta la sera, sembra tremendamente più convincente dell’ avversario.

giovedì, settembre 11, 2008

11 Settembre

Poco da dire, altrimenti le parole si sprecherebbero. Auguri al mio blog per i due anni di vita ma soprattutto ricordo cosa successe sette anni fa. God bless America.

domenica, giugno 22, 2008

Barack Obama mi perseguita

Accendo la televisione. La faccia sorridente, scura e con quel neo di fianco al naso di Barack mi saluta. Apro il giornale. Il nostro amico è di nuovo lì, ritratto mentre ad un comizio sta per dire la cosa più significante del mondo. In un angolino della pagina, quello che di solito mentre maneggi il giornale viene più ciancecato, c' è il piccolo e vecchio McCain a ricordare che ancora alla Casa Bianca si gareggia in due. Mi rifugio in bagno. Mi siedo, forse lì non mi cercherà. Sul tavolino dei giornali c' è Io Donna della settimana. In copertina, a grandezza naturale, mi guarda mentre sono in quella posizione poco altezzosa Barack Obama, ride. E' così sexy, solare, positivo, di moda. Mi dice: vieni anche tu. Unisciti alla schiera di europei con cui basta proclamare motti a tre parole e dire speranza o cambiamento senza un motivo per essere convinti che sarò il migliore presidente del mondo di tutti i tempi. Io sono l' America buona, quella che non invade gli stati tirannici indifesi scalfendo la stupenda pace mondiale, quella che non inquina causando l' effetto serra ma fa andare le macchine a succo d' arancia, quella che vuole avere uno Stato pesante come da voi in Europa che entra dappertutto regolando la tua vita di cittadino suddito, quella che multiculturalismo e relativismo sono attività veramente divertenti che ti tengono la coscienza pulita, quella che ama le tasse mamma mia come mi diverto quando lavoro per 100 e subito lo Stato mi prende 50.
E' ovunque, non posso fuggire. Tutti gli leccano non dico cosa, giornali, telegiornali, approfondimenti, articoli, cartelloni, radio, Internet, quelli dei salotti, fini pensatori, stilisti, attori, attrici, cantanti, artisti, gente che di politica non capisce niente. Tuttavia è così di moda, come si fa a non attaccarsi al suo treno? Non ce la faccio più. Non è colpa mia: lui è venuto a cercarmi. Una volta quasi mi piaceva, come uomo politico. Poi ho capito, almeno io, che dietro le parole brillanti, i discorsi emotivi, quell' atmosfera da rinascita, quel buonismo da pelle d' oca c' è poco altro. Non c' è esperienza, non c' è nessuna prova di capacità a parte quella di parlare bene ( è un avvocato ), non c' è profondità politica dietro al personaggio da comizi. Tutte le volte che non ha parlato in astratto, ma si è buttato su argomenti concreti, ha sbagliato, come con il Pakistan od il suo piano incompleto per l' assistenza sanitaria universale. Non c' è neanche purezza: ne ha fatte come tutti gli altri, vedere Tony Rezko o Jeremiah Wright per capirci. I media, però, gli perdonano tutto. Anche escludere le ragazze musulmane con il velo dalle sue apparizioni, per evitare di sottolineare la sua provenienza islamica: l' avesse fatto McCain o la Clinton sarebbe scoppiato un caso razzismo.
Capiamoci: io non odio Barack Obama come, per esempio, qualcuno qui può avercela con Berlusconi o Bush. Temo solo che un uomo così bravo a fare campagna arrivato alla Casa Bianca faccia una enorme quantità di errori dettati da inesperienza ed ideologia, ai quali corrisponderebbero una enorme quantità di danni. Un Jimmy Carter al quadrato.

sabato, maggio 03, 2008

Perchè a sinistra sono stati asfaltati

Una batosta storica. Mai la sinistra italiana era stata così in difficoltà quando si andava a votare. Partito Democratico azzoppato sul nascere, sinistra radicale annullata, tutto il resto ridotto a niente, neanche nei sogni od incubi di chiunque un risultato così stravolgente era stato immaginato. Ora, dopo i pianti da una parte e la festa dall' altra, viene da da chiedersi giustamente perchè. A sinistra queste cose non vengono bene; invece che prendere il problema da una posizione pratica e semplice, come al solito si sono cercati motivi complicati, più vicini alla filosofia che alla cabina elettorale. Non è difficile: è democrazia. Nella democrazia il demos, popolo, sceglie chi considera più adatto a dirigere il proprio paese e risolvere le questioni che si trova davanti.
Quello che distingue queste elezioni da quelle precedenti è l' accentuarsi di alcuni problemi, entrati sempre di più nella vita di tutti, che hanno iniettato una buona dose di praticità e pragmatismo nella gente, allontanandola dalle facili ideologie. Si è votato non l' idea o credo politico, ma il programma, il capo, ciò che direttamente poteva garantire una soluzione alle questioni che ci preoccupano. Può essere considerato positivo o dannoso, al momento è così. E' questa nuova tendenza che ha scatenato la triturazione delle estreme, come Sinistra Arcobaleno od il risultato non esaltante della Destra. Pochi voti per chi offre soluzioni ideologiche a problemi reali.
D' altra parte c' è il problema del Partito Democratico e di Walter. Una formazione politica che allo stato attuale è e non può che essere in difficoltà: davanti a problemi come criminalità e tasse, che anch' essa nell' ultimo governo ha contribuito negligentemente ad aumentare, il PD doveva presentare soluzioni che non appartenevano alla sua cultura d' origine, semplicemente perchè hanno capito tutti che le soluzioni di sinistra per queste cose non possono funzionare. Così si è buttato a destra, e non ha avuto scelta, rincorrendo il programma del PdL sul suo campo con misure pressochè uguali. La gente, però, preferisce l' originale, soprattutto se la copia fino a tre mesi prima faceva il contrario di quello che predica adesso. E' finito in un buco, Veltroni: si è dovuto spostare a destra perchè le idee di sinistra hanno fallito la prova dei nostri tempi, ma in pochi vedono perchè dovrebbero votare l' imitazione invece dell' originale, scontrandosi quindi contro un muro al centro che sarà difficile da valicare.
Le cause principali del fallimento sono tutte qua. Per modestia aggiungo che possono essermene scappate alcune, ma andare a pensare al PD del Nord, alla rinascita della sinistra o strane soluzioni non li aiuterà. Semplicemente buona parte del demos ha capito che non sanno rispondere ai problemi di oggi.

venerdì, aprile 25, 2008

La lunga fine di al Sadr

Non tutti l' hanno colto, ma da un paio di mesi in Iraq si è arrivati ad un punto mai raggiunto prima. Da quando il capo sciita Moqtad al Sadr è stato attaccato dal presidente sciita Nouri al Maliki, è diventato chiaro che la guerra settaria sunniti - sciiti invocata da molti si è allontanata di un altro passo, un lungo passo. Quando a fine Marzo le truppe governative si sono mosse contro Bassora, intoccabile roccaforte della milizia privata di al Sadr, la sorpresa è stata grande. Primo motivo, il tutto è stato fatto di sorpresa, tanto che anche i comandi statunitensi non avevano dato il loro assenso all' operazione Knight Assault, secondo perchè Nouri al Maliki non si era mai comportato così duramente contro un altro sciita, tantomeno al Sadr che spesso aveva protetto dalle grinfie degli americani. Merita un buon voto per il coraggio ma un 5 per la gestione dell' operazione, il Presidente. Per attaccare si è portato dietro la formazione più giovane dell' esercito iracheno, vecchia non più di un mese, che all' assalto di Bassora ha cominciato a sfaldarsi perdendo pezzi e terreno. Sono state quindi richiamate le migliori brigate del paese, insieme all' appoggio americano e britannico, ed il rallentamento iniziale è stato superato. Le truppe del Mahdi hanno subito ingenti perdite, ritirandosi sempre più verso il centro della città. Nel frattempo cercavano di ribellarsi in tutto il sud ed a Baghdad, ma venivano domate in un paio di giorni. Dopo questo brutto periodo per al Sadr è seguita una serie di trattative, finte tregue, annunci che hanno portato ad un formale cessate il fuoco contro la milizia che il presidente ha trasformato, da una posizione di forza, nell' ordine di colpire tutte le formazioni armate ancora esistenti. Così ora le truppe governative avanzano a Bassora mentre insieme agli americani cominciano, lentamente, a stringere in un cappio Sadr city, quartiere sciita di Baghdad da due milioni di persone, per liberarla una volta di tutte dall' influenza dell' esercito del Mahdi e del suo predicatore ciccione.
Primo commento: da tenere a mente il livello raggiunto dall' esercito iracheno, capace ormai di svolgere operazioni indipendenti contro nemici ben organizzati senza grossi aiuti da parte degli americani. Dopo anni di combattimento alcune formazioni governative hanno accumulato grande esperienza, rendendole molto efficaci.
Da questa situazione esce poi un Moqtad al Sadr rimpicciolito, isolato dagli altri partiti sciiti ( che senza dubbio non lo attaccano solamente per amor di patria ), unito all' Iran in una pericolosa alleanza, patetico quando minaccia il governo mentre è chiaro che sta già facendo tutto il possibile per combatterlo. La sua formazione è divisa tra chi vuole continuare a combattere e quelli che invece vorrebbero smantellare la milizia per salvare la parte politica, che probabilmente alle prossime elezioni sarà bandita. Quello che il Time, a ragione, aveva definito l' uomo più pericoloso d' Iraq adesso non sarà inoffensivo, ma si vede superato da un paese che sta veramente cambiando in meglio.



Grazie come sempre al Long War Journal, capace di informare sull' Iraq come nessun grande giornale o canale sa fare.

martedì, aprile 01, 2008

Meno male

Aggiornamento al mio post precedente: ho appena visto la conferenza di Berlusconi su Rai2 e si è comportato molto bene, meno male. Ho visto il Silvio che mi piace.

Dov' è il Grande Comunicatore?

Dal mio ultimo post sulla campagna elettorale alcune cose sono cambiate, altre no. Eravamo partiti qualche tempo fa con un Veltroni che prometteva, diceva, trattava le cose importanti, mentre Silvio parlava in modo generico, non dei programmi, le cose importanti per gli elettori. Per cui avevo scritto "Rialzati Silvio", contraddetto da questo comportamento. E' passato poco tempo e, quasi avesse letto il mio post (non penso proprio), la campagna del PdL ha virato sui contenuti, su quello che farà al governo, sui fatti insomma. Ed ero felice, perchè finalmente si parlava di cose che interessano a chi andrà a votare. Nel frattempo, i "fuochi d' artificio" di Walter si spegnevano, aumentando anche nei maledetti sondaggi la distanza fra i due partiti. Invece, da qualche tempo, sembriamo ritornati al punto di prima. Considerando il fatto che questa campagna elettorale si sta dimostrando molto più interessante per le inedite composizioni delle parti in gioco che per programmi ed idee, dopo la fiammata del programma, con i gazebo e la possibilità di scegliere i punti più importanti per gli italiani, la spinta del PdL è andata calando in queste ultime settimane, con un conseguente riavvicinamento di WV ( non Volkswagen, Walter Veltroni ) che nella chiusura del 30 Marzo era arrivato addirittura a 6 punti, per quanto possano valere i sondaggi (ricordiamoci i comici exit polls del 2006).
Quello che a mio parere ha determinato questo calo è un problema di comunicazione, soprattutto televisiva. Non so se fosse per la stupida par condicio, per una volontà dei giornalisti di evidenziare dei discorsi di Berlusconi solo qualche punto ed in quelli di Veltroni qualcun altro, o per una effettiva mancanza di capacità da parte del PdL, ma i contenuti che abbiamo sentito di più negli ultimi giorni da quella parte sono stati brogli, par condicio, attacchi al Pd. Per quanto siano battaglie giuste, non è quello che interessa agli elettori, soprattutto agli indecisi. Silvio, dalla posizione di front runner, non dovrebbe nemmeno sparare così forte su Veltroni o di Pietro, ma lasciarli bollire nel loro brodo, altrimenti rischia solamente di far risuonare più forte il loro nome. Per convincere chi non sa ancora cosa votare ci vogliono ancora fatti, programmi, anche promesse. Dalle parti del PdL devono capire che dovendo stare per una legge idiota in circa due minuti al giorno di telegiornale, in quei secondi devono mettere il meglio delle loro proposte, non esporre il peggio degli avversari che già si vede, oppure lamentarsi per dire che un settantenne dev' essere pazzo per ricandidarsi, o piangere perchè si hanno solo due minuti, o continuare a dire che governare sarà difficile, o tutte quelle cose che non interessano a chi poi dovrà votarti. Spero che anche questa volta quello che ho scritto aiuti.



E vi imploro, cancellate quell' orribile inno stile Hugo Chavez: "Presidente siamo con te, meno male che Silvio c' è..."!
http://www.votaberlusconi.it/notizie/arc_12919.htm

fossi un indeciso dopo averlo visto saprei già per chi non votare.


AGGIORNAMENTO: Ieri sera ho visto Silvio alla conferenza stampa di Rai2 ed è stato molto competente ed energico, come piace a noi. Bene.

sabato, febbraio 16, 2008

Rialzati, Silvio

Fuoco alle polveri, è cominciata la campagna elettorale. Da una parte Veltroni, dall' altra Silvio, come coprotagonisti quel che resta dei veri comunisti, i piccoli del centro e qualche altro granello di polvere in giro per gli schieramenti. Prima annotazione: invece che ventimila partiti come due anni fa, ora ne abbiamo tre che possano contare, forse quattro se mettiamo insieme Casini, Mastella ed amici. Non si può non notare il miglioramento. Seconda annotazione: per la prima volta da quando esiste la Repubblica, anche se vincesse la sinistra non rischieremmo di avere dei comunisti al governo: nel PD c' è ancora un pezzo di quadro dirigente provieniente dal PCI, ma forse possiamo smetterla con tranquillità di chiamarli comunisti. Anche questo è un miglioramento.
E' tuttavia una gara che comincia in salita per il Partito Democratico, che deve recuperare in immagine e far dimenticare agli elettori di essere stato il primo sostenitore del devastante governo Prodi; Veltroni ha davanti a sè una campagna elettorale all' attacco, dovrà recuperare molti punti di distanza da Berlusconi, ma l' inizio non è stato sbagliato. La sua strategia introduce
praticità e cambiamento, i due cardini della campagna che porterà avanti. Da una parte il dimenticarsi della sua ideologia di provenienza, eliminando ad esempio l' avversione classica verso gli imprenditori, invocando i tagli delle tasse ( e Visco di che partito è?), mettendo l' accento sulla sicurezza; tutti temi non propriamente di sinistra. Dall' altra parte, ha fatto sua la parola d' ordine di Obama Change, cambiamento: si presenta così come il nuovo, colui che prenderà l' Italia così messa male e la farà diventare un paese serio. Una campagna che ha cominciato bene proprio per l' accento sulle questioni pratiche, per l' aver messo in campo subito le proposte, pulite per sua convenienza da ogni ideologia.
Nel campo avverso non c' è stato un inizio ugualmente scintillante. Il Berlusconi che abbiamo visto a Porta a Porta è stato francamente troppo buono, troppo istituzionale, troppo vago. Avere molti punti di vantaggio non è una scusa per farseli mangiare. Alla praticità e spinta di Veltroni, Silvio ma anche Fini dovrebbero rispondere con uguale quantità di progetti, proposte, con più cattiveria, ci vuole il Silvio che abbiamo conosciuto a Vicenza nel 2006, quello che con rabbia ha messo le cose in chiaro e ha fatto morire di paura Prodi e la sua disomogenea compagnia la notte del 9 Aprile. Non c' è bisogno di sentire ancora da parte di Berlusconi, al rispondere ad ogni domanda sul futuro governo, che il lavoro è difficile perchè Prodi ha fatto molti danni. Ci vuole positività, quella che lo ha portato con un sogno a vincere nel 2001. Quindi subito fuori il programma, esporre costantemente le proposte, dimostrare che le nostre idee funzionerebbero di più, dare una visione dell' Italia che sia forte almeno quanto il Change di Veltroni, ricordare agli elettori chi sono i nostri avversari ma soprattutto fare tutto questo con la forza necessaria, perchè questa sarà una campagna che premierà il più innovativo ed il più affidabile.

mercoledì, febbraio 13, 2008

Bravo Spielberg

Spero che questa notizia si faccia sentire, perchè in nome dei soldi ultimamente stiamo troppo spesso dimenticando quel che succede in Cina, e quello che la Cina fa succedere all' estero. Se per le Olimpiadi 2008 avevano ingaggiato Steven Spielberg come direttore artistico, oggi dovranno cercarsene un altro (forse qui in Italia ne troverebbero qualcuno): il regista americano si è infatti dimesso in seguito all' immutata responsabilita dei cinesi sul massacro (genocidio?) in Darfur.
Cosa c' entra la Cina con l' Africa? Tutto. Il Darfur si trova infatti in Sudan e le milizie che trucidano le popolazioni civili sono appoggiate, non ufficialmente, dal governo centrale, diventato partner fedelissimo dei cinesi che comprano dal Sudan gran parte della sua produzione di risorse naturali. Come conseguenza la Cina protegge il Sudan all' Onu quando qualcuno cerca di far passare una risoluzione per mettere fine al massacro, rendendosene così responsabile. Non possiamo poi dimenticare ciò che sta succedendo agli oppositori al regime in Cina, che prima delle Olimpiadi sta ripulendo il campo per non avere contestazioni nel suo momento di grandezza (restrizioni che cercano di applicare anche agli atleti occidentali che verranno per i Giochi).
Spielberg ha dichiarato che non può andare avanti ad aiutare un paese che fa cose del genere, quindi dovranno fare senza di lui per apparire grandi e buoni. Bravo.

sabato, febbraio 09, 2008

You Decide 2008

Per chi abbia almeno un tantino a cuore la democrazia, assistere alla corsa verso la presidenza in America può essere un' occasione di svago e soprattutto di gioia. Vedere candidati che corrono da una parte all' altra della nazione, candidati piangenti, candidati ricchi, candidati in bolletta, che si scannano, si vogliono bene, si addormentano, candidati vecchi, neri, donne, candidati stanchi, candidati distrutti, tutto questo per conquistare il cuore degli elettori può colpire ed a volte emozionare, soprattutto in contrasto con altri spettacoli, ben più vicini, che altri politici ci regalano. In fondo a questa strada difficilissima, si stagliano quelle due parole al cuore della democrazia: You Decide. Alla fine, è tutto fatto per voi elettori, o affinchè voi elettori ci votiate.
Interessantissime sono i protagonisti di questo gioco, mai così insoliti come quest' anno. Vediamo da una parte i democratici, forti di potersi avvalere dello scontento (giustificato o no che sia) causato da otto anni di difficile governo repubblicano, che mettono in campo due candidati mai visti, come un nero ed una donna, a scannarsi ed a rischiare di stracciare in due il partito, tanto sono pari nella gara. Dall' altra, una storica lotta fra l' ala conservatrice, religiosa dei repubblicani ed un centrodestra più liberale e razionale, mai così divisi da quando Reagan era riuscito a fondere le due parti sotto la sua guida: a dover rimetterli nello stesso letto un uomo singolare come John McCain, del quale senza dubbio non mi dimenticherò di parlare.
In una situazione così incerta muovono le loro truppe quattro generali sopravvissuti, più alcuni caduti sul campo. Cominciamo con i dems.

Barack Obama: Non si può negare che è bravo. Bravo nel prendersi il monopolio della parola Change, a sviluppare la sua immagine di uomo solare, idealista, forte, proveniente dal popolo e non dal partito. Ha un alone di magia attorno, creato ad arte, che lo collega al primo Kennedy. I suoi discorsi sono appassionati, energici, di alto livello, "Yes we can" we can cambiare l' America.
Quando poi si arriva ai contenuti non differisce di molto da Hillary, anzi non si vede cosa ci sia di nuovo o rivoluzionario. Sconta inoltre una certa inesperienza al comando, comunque ancora tutta da provare. E' lui la garanzia, in una campagna che pensa più all' uomo che al suo programma, per molti di un serio cambiamento degli Stati Uniti. Verso cosa, non voglio immaginarlo; che sia somigliare di più all' Europa, come vorrebbero molti democratici? Da europeo non lo consiglio proprio. Per sperare di arrivare alla Casa Bianca ha solo se stesso, qualche decina di antipatiche celebrità che lo seguono perchè va di moda ed il suo popolo giovane ed idealista, ma non è poco. Per nulla.

Hillary Clinton: Una mamma presidente, potrebbe diventare. Ha un atteggiamento energico, tipico delle madri di famiglia americane, unito ad un' impressione di essere una persona competente e preparata. Gli otto anni non tranquilli già passati alla Casa Bianca le danno un vantaggio sugli avversari, inoltre sembra più pronta al ruolo oneroso di Commander in Chief del suo rivale. Rinchiude tutto questo, però, in una figura che a volte può sfociare nell' insipido e nel freddo; sembra che abbia problemi ad esprimere le emozioni, da questo punto di vista è l' opposto del nostro Barack. Inoltre è appoggiata dalla macchina del partito, fattore che non per forza può giocare a suo favore in un periodo in cui anche in America l' antipolitica si fa sentire. Sono rimasto deluso per l' utilizzo esagerato delle lacrime, che forse (forse) l' avranno aiutata in New Hampshire, ma non penso che gli americani apprezzino il fatto che un giorno potrebbe frignare davanti ad Ahmadinejad per chiedergli di fermare quel programma nucleare.

Mitt Romney: Figura strana. Un miliardario di una dinastia di politici che si paga la campagna da solo, ma forse per questo se la prende troppo comoda. In mancanza di forti candidati conservatori l' ala destra del partito appoggia lui ed Huckabee, pur fra dubbi religiosi per il suo essere mormone, ma Romney ha una parlata ed un modo di fare troppo convenzionale, non appare sempre disinvolto e manca di tratti caratteristici. Questo è quello che si vede, almeno. I conservatori, o la parte più fondamentalista di loro, sbagliano i calcoli e puntano su un candidato senza qualità che avrebbe potuto vincere le primarie grazie all' appoggio del partito, ma che in seguito avrebbe reso la vita facilissima a Barack o Hillary verso Washington. Si riabilita nel finale, dopo essere stato stritolato da Mccain al centro e Huckabee a destra, quando capisce che per non spezzettare il partito è meglio ritirarsi ed aspettare. Dimostra che in America non bastano soldi illimitati per vincere le elezioni. Avrà tempo di crescere.

Mike Huckabee: Pastore battista, è riuscito a superere Romney a destra grazie ad una personalità simpatica, un' immagine di uomo comunque umile e tranquillo che sa suonare la chitarra. Ha avuto il suo momento di luce prendendosi la prima vittoria in Iowa, poi per mancanza di contenuti ha cominciato a scendere. Ora è rimasto l' unica alternativa a McCain per i Repubblicani, ma sembra che ormai abbia poche possibilità di farcela al posto del veterano di guerra. Viene evidenziato per il suo umorismo e per la tranquillità che ha portato nelle primarie. Poi è sostenuto da Chuck Norris, chi potrebbe opporsi?

Rudy Giuliani: Che delusione. Penso che in molti avrebbero voluto vedere un italoamericano come Presidente e per molto tempo ci abbiamo creduto, ma qualcosa non ha funzionato. Consapevole del suo status di repubblicano molto liberal, non ha nemmeno provato a fare campagna nelle prime primarie (Iowa, New Hampshire, Michigan, South Carolina) tenutesi in stati che di liberal hanno poco, ha pensato di sfondare in Florida per partire da lì verso Super Tuesday. Ma non ha considerato l' effetto che queste votazioni, seppur piccole, hanno su quelle seguenti e così arrivati nello stato su cui puntava tutto si è trovato senza soldi e terzo, dopo Mccain e Romney. Ha capito allora che la gara era chiusa e tanto valeva far vincere l' amico McCain, con il quale condivideva molto elettorato. Ha le capacità di un leader derivate dall' aver governato e rimesso in ordine la città più complicata del mondo ma forse mancava in simpatia o in qualche aspetto del carattere. Quando ha annunciato l' appoggio a McCain ha detto di aver sempre creduto necessario la presenza di un "eroe" alla Casa Bianca, inserendosi così in questa categoria.

John McCain: L' ho tenuto per ultimo perchè, se finora sono riuscito a tenere un po' di imparzialità, ora la perderò tutta. Da quando ho letto la vita di quest' uomo ho pensato che fosse il presidente ideale. Viene da una famiglia di militari, è stato pilota in Vietnam, dove abbattuto, venne catturato dai comunisti. Tenuto in prigionia per cinque anni, avrebbe potuto andarsene prima, ma scelse di rimanere con i compagni prigionieri. Tornato a casa è rimasto in Marina per alcuni anni poi è passato alla politica. Ancora oggi per le torture subite ha problemi a muovere le braccia ma la sua mente è lucida e decisa e, dopo quello che ha passato, non ha problemi di coraggio. Viene considerato una testa calda dal partito, troppo disposto a fare accordi con i democratici, azzardi politici (unico ad appoggiare Bush nel suo surge in Iraq di un anno fa, ora sta incassando i dividendi del suo successo). Lo ripete sempre: non diventerò presidente per fare le cose che sanno fare tutti, ma quelle difficili. Alla sua età, presa come punto debole dagli avversari che si sbagliavano, non ha problemi a fare cose impopolari e non si preoccupa di seguire i sondaggi. Il suo punto di forza? Provate a guardarlo parlare, anche se non capite l' inglese. Ha la calma, forza e saggezza del guerriero invecchiato, si esprime con una sincerità e tranquillità disarmanti. Fa suo lo straight talk, parlare chiaro; per far capire il personaggio, basta dire che arrivato in Michigan dai lavoratori licenziati dalla malata General Motors non gli ha promesso, come Romney, di ridargli (sapendo di non poterlo fare) il loro posto di lavoro, ha detto "ragazzi, lavoreremo affinchè se ne trovino altri". Romney ha vinto in Michigan, ma a McCain dev' essere servito, perchè ha vinto in tutti gli altri stati. E' esperto in politica estera, deciso a tenere gli Stati Uniti sull' offensiva contro i nemici, ma nessuno come un soldato sa quanto sia dura una guerra. Non diverso dagli altri repubblicani sull' economia, sostiene responsabilmente che oltre ad abbassare le tasse bisognerebbe anche pensare a diminuire la spesa. Ormai avviato alla candidatura per i repubblicani, deve ora saldare il partito fra la sua ala, che va da una grossa presa sugli indecisi ai liberal fino ad alcuni neocon, ed i conservatori religiosi che sembrano non sopportarlo. Ma per uno che ha passato quel che ha passato lui, questo dev' essere solo un' altra missione da eroi.

lunedì, gennaio 28, 2008

La solita sceneggiata di Hamas e i media ci cascano

Potrei sbagliarmi, ma non penso. Penso soprattutto che quando avevo scritto più di un anno fa Il tremendo potere dei media avevo fin troppa ragione. Dopo casi come Iraq, Libano e vari altri i media si confermano più disponibili ad ascoltare gli amici di Hamas che le autorità israeliane. Perchè? I telegiornali ci hanno bombardato di immagini di palestinesi al buio, dal momento che Olmert aveva tagliato le forniture di carburante, anche quello per le centrali energetiche. A quanto dice questo articolo di Bob Owens, che si riferisce a dichiarazioni dello Stato democratico israeliano, del quale scusatemi io continuo a fidarmi di più dell' Organizzazione Terroristica Estremista Islamica Hamas, Olmert non messo al buio gli abitanti di Gaza. Il 70% dell' energia elettrica nella zona non è autoprodotta attraverso carburante, ma importata direttamente dalle società di produzione israeliane. Società che non hanno mai smesso di fornire detta energia. Da ciò capiamo che solo il 30% dell' elettricità veniva a mancare, quantità prodotta internamente a Gaza bruciando carburante, che però mai le autorità di Hamas avrebbero potuto finire in una manciata di ore. Invece le tv ci hanno fatto vedere queste manifestazioni senza dubbio spontanee di gente con le candele in mano per protestare contro Israele che li aveva messi al buio, mentre tutto questo era stato probabilmente già preparato da Hamas. E i tg ci cascano, forse perchè per molti a prendersela con Israele alla fine non si sbaglia mai. Così nel mondo cresce l' odio verso lo Stato ebraico, e molti giornalisti continuano a lavorare a dir poco irresponsabilmente.