domenica, settembre 28, 2008

Il primo dibattito: la mia cronaca confusionaria

Questi sono appunti presi d' istinto mentre vedevo il dibattito, che ho cercato di seguire con imparzialità buttando giù le mie impressioni. Spero che possa essere utile per chi se l' è perso.



Dibattito presidenziale, 26 Settembre 2008


Prima domanda: come si esce dalla crisi? Obama sottolinea l’ importanza del piano. Anche McCain lo fa. Obama attacca, voi repubblicani avete lasciato il mercato troppo libero in questi otto anni. Mccain rincara dicendo che il potere ha cambiato i repubblicani, non il contrario. Quali sono le differenze fra voi due? McCain prima delinea la sua linea di forte leadership per uscire dalla crisi, poi sottolinea la sua battaglia contro la spesa incontrollata del governo, gli earmarks, accusando obama di averne fatti per 932 milioni di dollari. O accusa M di tagliare le tasse a ricchi e grandi aziende, M di volere introdurre altre spese. Discussione sulle tasse, ancora. O sembra più sicuro di prima, M parla poco ma chiaro. O attacca molto sulla questione delle tasse, M sbotta e contrattacca dicendo che O non fa quello che dice. M è un po’ off target, non ribatte sugli argomenti. Mi sa che questa va ad O: è stato più sugli argomenti, M ha cercato di dimostrare che lui non è affidabile.

Cosa lascereste da parte per finanziare il bailout plan? O dice un sacco di cose, parla così tanto che gli dici ok ti voto ma stai zitto. M continua sul suo punto: reduce spending. Mettere sotto controllo le spese pazze del governo, anche quelle sulla difesa.

Notare: M punta su quello che ha fatto nella sua carriera, O su quello che vuole fare. A buon intenditor.

Il moderatore è in gamba, dice che effettivamente nessuno dei due ha grandi soluzioni per far fronte ai soldi del bailout. M propone di congelare gli aumenti delle spese, O all’ inizio ondeggia poi dice che si può fare ma non per tutto, quello che ha detto M.

Il dibattito continua fino al colpo che ci aspettavamo da O, ovvero che M ha votato il 90% delle volte con Bush che ci ha portati in questa situazione. M ribatte, meno male, che lui non sta simpatico a tutti come O e non è un grande amico di Bush dopo avergli rotto le scatole varie volte.

Si passa all’ Iraq. M parla del suo supporto per il surge, si trova a suo agio. Naturalmente O non parla del surge sul quale ha sbagliato ma torna alla sua decisione di non fare guerra all’ Iraq, dice che la guerra è stata uno spreco e lui l’ aveva detto mentre M stava con Bush, che al Qaeda è più forte di prima adesso.

M ribadisce: il prossimo presidente non dovrà pensare a perché siamo in Iraq ma come uscirne, quando e cosa lasciarsi dietro; O sul surge ha sbagliato tutto. O qui sbaglia e praticamente dice su queste cose rivolgersi al mio vice che ha molta più esperienza di me.

O accusa M di essersi sbagliato all’ inizio. M prende l’ occasione “ Senator Obama doesn’ t seem to know the difference between strategy and tactic” per sottolineare che di queste cose non capisce niente. Incrociano le spade per un po’, sembra che McCain abbia vinto questo turno, anche se ancora non è del tutto on target.

Afghanistan. Comincia O, secondo il quale servono più truppe prese dall’ Iraq per sistemare la situazione. Per M non è una questione di truppe, ma di strategia, di collaborazione con il Pakistan, sul quale accusa O di essere stato imprudente a dire che lo attaccherebbe. O non se la lascia sfuggire e dice che M è stato più volte imprudente anche quando cantava Bomb Iran od invocava un attacco alla corea Nord.

M sfodera l’ arma migliore, racconta le sue posizioni dal 1983 ad oggi su varie guerre, facendo capire che uno come lui non è un guerrafondaio, ma uno che vuole vincere le guerre che meritano, mentre O non può parlare di queste cose perché non ne ha esperienza. Infatti O ripete le cose di prima, su questo non riesce a ribattere. Nel frattempo siparietto sui braccialetti che portano i candidati, dati dalle madri di soldati morti recentemente: quella di M gli ha chiesto che la sua morte abbia un senso, che non permetta di essere sconfitti, quella di O che nessun altro soldato muoia invano.

Qui c’ è un punto per M, infatti dopo che O ripete ancora l’ importanza dell’ Afghanistan sull’ Iraq John dice “dopo tanto che ne hai parlato, ci si aspetterebbe che tu ci fossi andato una volta” infatti O ci ha fatto un salto solo ultimamente per la campagna, mai prima.

Anche questo punto decisamente a McCain, qui l’ esperienza e la conoscenza della materia si vede oltre ad una certa risolutezza, mentre O si difende ma va avanti per nozioni teorico accademiche, evidentemente non provate sul campo.

Iran. Parte M molto deciso. Nessun nuovo Olocausto, l’ Iran è una minaccia da prendere con tutta la serietà. Lancia poi una idea appassionante, la Lega delle Democrazie, un organismo internazionale composto dai paesi liberi del mondo che si sostituisca all’ inutile Onu, che aiuterebbe anche in questo caso. O dice grossomodo le stesse cose, aggiungendo che con i dittatori bisognerebbe parlare. M lo combatte su questo, accusandolo di voler parlare con Ahmadinejad ( il cui nome per tre volte non riesce a pronunciare, con uno strano risultato ). Obama riesce a difendersi questa volta, comincia una discussione su questo argomento importante ma non centrale.

Anche questa va a McCain, ma stavolta le differenze fra i due sono minori.

Russia. Dicono grossomodo le stesse cose, McCain con più convinzione, che la Russia sbaglia e si dovrebbe mettere Georgia ed Ucraina sotto l’ ombrello NATO. Bene.

Sicurezza nazionale e terrorismo: M dice che siamo più sicuri di una volta, ma non ancora del tutto, c’ è ancora molto da fare. Obama concorda, dicendo che però bisogna rivalutare l’ immagine del Paese.

Considerazioni finali. M sottolinea la sua esperienza e le sue capacità per essere comandante in capo, mentre O mancandone dovrebbe fare qualche anno di tirocinio alla casa bianca prima di funzionare. I suoi punti principali sono prosperità, riforma e pace.

Obama racconta la storia di suo padre, che voleva andare in America perché sapeva che lì ce la puoi fare, e dice che adesso sono pochi nel mondo che la pensano così. Lui vuole sistemare questa cosa.

Considerazioni mie.

Con tutta l’ imparzialità che riesco a raccogliere, penso che come previsto il dibattito vada a McCain. Nella prima parte, però, è stato Obama a tenere campo sull’ economia, dove è sembrato più capace di parlare delle cose giuste, mentre l’ altro si è attaccato troppo a questioni come ridurre la spesa senza spaziare di più. Quando si è arrivati alla politica estera il vero Mccain è uscito ed ha sfoderato tutta la sua esperienza ed abilità, parlando con disinvoltura e calma, tanto che Obama poteva solo giocare di difesa ripetendo le sue posizioni teoriche. Ci sono stati attacchi da entrambe le parti, forse è stato il repubblicano a sparare di più, a volte però non centrando.

Quanto ad atteggiamento, il democratico è chiaramente più scenografico, più grande e con una voce potente, anche se il suo parlare altisonante non mi convince, non sembra cristallino. Il suo stile di oratore ha traballato risentendo dell’ insicurezza su alcuni argomenti, si vedeva. E’ uscito un po’ ferito dallo scontro sulla politica estera, ma più volte ha ribattuto con destrezza.

McCain è un uomo calmissimo, forse troppo poco aggressivo finchè non si è arrivati all’ Iraq, però evidentemente sicuro delle sue posizioni. Quando è ispirato, non lo è stato tutta la sera, sembra tremendamente più convincente dell’ avversario.

giovedì, settembre 11, 2008

11 Settembre

Poco da dire, altrimenti le parole si sprecherebbero. Auguri al mio blog per i due anni di vita ma soprattutto ricordo cosa successe sette anni fa. God bless America.